Benvenute e benvenuti. Mi chiamo Laura Berardi, sono laureata in Fisica e la mia duplice passione per la scrittura e per la scienza mi ha fatto scoprire quest'anno il Master SGP dell'Università "Sapienza" di Roma. Questo blog-giornale, curato da me, è un progetto per il corso di Comunicazione della Scienza.

Il diritto a ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza è stata una delle conquiste delle donne nello scorso secolo, ma da sempre il genere femminile ha dovuto avere a che fare con l'aborto: a volte spontaneo, a volte provocato.

Scopo di "Interruzione di Gravidanza" è offrire aggiornamento costante sugli studi scientifici che vengono fatti in questo campo, per fornire a chi è interessato uno strumento critico di analisi di questo argomento.

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PERCHE’ LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO NON E’ LA RU486

Una indagine negli ospedali romani e il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo” dell’associazione Vita di Donna Onlus forniscono dati sulla disponibilità dei contraccettivi di emergenza in Italia e in particolare a Roma



Qui da noi ti devi sbagliare in orari prestabiliti” - questo è quello che risponde la centralinista dell’Ospedale San Giovanni di Roma quando le si chiede se lì è possibile ottenere la pillola del giorno dopo - “abbiamo solo una dottoressa non obiettrice di coscienza.”


Non sono pochi i centri clinici della Capitale che ci hanno dato risposte del genere: il Policlinico Casilino e il Policlinico Tor Vergata fanno salire a tre su dodici il conto degli ospedali pubblici romani a dichiarare la presenza di medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo al pronto soccorso e nei reparti di Ostetricia e Ginecologia (si può trovare il riassunto delle risposte che ci hanno dato nel Box in fondo alla pagina). Ma altri si spingono anche oltre, come l’Azienda Ospedaliera Fate Bene Fratelli o il Policlinico Gemelli: “Noi qui la pillola del giorno dopo non la diamo perché siamo un ospedale cattolico”, ci ha detto l’operatrice di quest’ultimo nosocomio, forse dimenticando che, essendo un centro clinico convenzionato con lo Stato Italiano, dovrebbe offrirne anche i servizi.


Quantomeno dovrebbe fornire informazioni su come e dove reperire la prestazione negata, come tra l’altro sancito dall’articolo 22 del codice deontologico dei medici. La norma regola la cosiddetta “clausola di coscienza”, cosa diversa dalla “obiezione”, che sulla pillola del giorno dopo non è applicabile poiché il farmaco è un contraccettivo di emergenza non abortivo. Un medico può rifiutarsi di prescriverla, dunque, solo se dà alla paziente tutte le informazioni possibili su come e dove reperirla e su entro quanto tempo assumerla: una regola che viene troppo spesso trascurata, fino a far parlare ad alcuni di “omissione di soccorso” nei confronti delle donne a cui viene negato l’accesso al farmaco.



Il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo”

Secondo un rapporto pubblicato ad aprile dall’associazione Vita di Donna Onlus, i dottori che negano la prescrizione del contraccettivo di emergenza nell’85% dei casi lo fanno facendo appello proprio alla clausola di coscienza, mentre nel restante 15% il rifiuto è dovuto all’assenza o alla non disponibilità del dottore nella fascia d’orario in cui avviene la richiesta: questo avviene soprattutto nei consultori, che hanno orari non sempre continuati e sono chiusi nel fine settimana.


Il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo” si basa sui dati raccolti in un anno di attività dal servizio telefonico omonimo: il 50,9% di chi chiama per una emergenza contraccettiva (nel 75% dei casi le stesse donne e nel 25% i loro partner) lo fa perché ha ricevuto una risposta negativa da un medico; con la telefonata all’associazione Vita di Donna Onlus chi vuole può essere messo in contatto con la rete operativa di circa 100 dottori in tutta Italia di cui 50 solo a Roma che fornisce la prescrizione per il farmaco.



Roma, Capitale dei problemi

La situazione della Capitale in particolare non sembra essere rosea: i consultori pubblici spesso sono poco conosciuti e possono contare sulla presenza di personale medico solo in alcuni giorni – sempre feriali – e in alcune fasce orarie.


Ma riguardo all’accesso alla pillola del giorno dopo, il quadro più preoccupante è quello che riguarda gli ospedali, dove le donne devono spesso affrontare operatori poco disponibili, turni di lavoro di soli medici “obiettori” e talvolta addirittura indicazioni amministrative che vietano tout court la prescrizione della contraccezione di emergenza.


Da una nostra piccola indagine risultano infatti dati allarmanti: sui 12 pronto soccorso di ospedali pubblici o convenzionati presi in considerazione nel Comune di Roma, sono solo 6 quelli che prescrivono la pillola del giorno dopo senza problemi; in altri tre si rilevano invece intere giornate in cui sono presenti solo medici che dichiarano di fare ricorso alla clausola di coscienza.


Dei restanti tre, che non prescrivono la pillola del giorno dopo in nessun caso, due si “giustificano” – a fronte delle insistenze – rispondendo di essere ospedali cattolici e non fornendo ulteriori informazioni ai richiedenti.



Il perché del rifiuto

Se si chiede agli esperti perché ci siano tanti dottori che non prescrivono la contraccezione di emergenza le risposte sono molteplici.


Qualcuno pensa che il problema sia solo di disinformazione. “Si riscontra una scarsa conoscenza, prima di tutto tra gli stessi medici, sia del meccanismo di azione che della sicurezza del farmaco, o per esempio del fatto che per la prescrizione della pillola del giorno dopo l’obiezione di coscienza non ha fondamento” - ha detto Vincenzo Spinelli, direttore sanitario dei consultori Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica).


Altri invece leggono motivazioni più ideologiche, come per esempio Carlo Flamigni, docente in Clinica Ostetrica e Ginecologica e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, e Anna Pompili, ginecologa e docente della Scuola di specializzazione in Farmacologia dell’Università “Sapienza” di Roma, autori del libro “La contraccezione”, pubblicato a gennaio da L’Asino d’oro.


Quando gli abbiamo chiesto di spiegare le motivazioni che spingono i medici a non prescrivere la pillola del giorno dopo, Flamigni ci ha infatti risposto: “Il farmaco non solo non interrompe una eventuale gravidanza in atto, ma non interferisce nemmeno sul destino di un ovulo fecondato, cosa che per alcuni è equiparabile ad un aborto. Nonostante questo, la casa farmaceutica che produce il Levonorgestrel, principio attivo del farmaco, ha inserito nel bugiardino del medicinale una sorta di confessione che la pillola possa essere abortiva. Successivamente, quando sono state portate le prove della “innocenza” morale della pillola (con ricerche eseguite presso il Karolinska Institut di Stoccolma) la casa farmaceutica ha ignorato le richieste di modificare il foglietto illustrativo. Immagino quindi che ci siano ragioni economiche o problemi di pressioni da parte di poteri forti, di cui il più efficace è sicuramente la Chiesa Cattolica”.


Ma il motivo non è solo questo. “Nel caso dell’aborto uno dei motivi per cui i medici ricorrono all’obiezione di coscienza è che altrimenti spesso hanno difficoltà a fare carriera – ha aggiunto Anna Pompili – anche nel caso della contraccezione di emergenza la situazione è simile: ho molti colleghi che mi chiedono di prescrivere il farmaco per non doversi esporre.”



Molte ricerche da tutto il mondo assicurano che il farmaco non sia pericoloso. Addirittura uno studio internazionale, portato avanti dall’Università di Princeton e dall’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese e pubblicato nel marzo 2009 sull’American Journal of Public Health, riporta che le donne che sono ricorse alla contraccezione di emergenza abbiano in media poi fatto più attenzione alla loro salute riproduttiva, passando nel 20% dei casi a metodi anticoncezionali più sicuri di quelli utilizzati in precedenza.


Purtroppo sembra che su questo tipo cambiamento culturale, come su altre cose, in Italia ci sia ancora da aspettare.



(foto di boliston pubblicata sotto licenza Creative Commons)



 

BOX

L’indagine nel dettaglio

Il Policlinico Gemelli, l’ospedale S.Pietro Fate Bene Fratelli e il CTO di Garbatella non prescrivono la pillola del giorno dopo: i primi due con motivazioni ideologiche di natura religiosa, l’ultimo non ha voluto fornire motivazioni per il rifiuto.


I pronto soccorso degli ospedali Policlinico Umberto I, San Filippo Neri, San Camillo Forlanini, S.Eugenio, Pertini e S.Andrea prescrivono la pillola dietro pagamento del ticket di 25 euro.


Negli ospedali S.Giovanni, Policlinico Casilino e Policlinico Tor Vergata si segnala la presenza di obiettori ma, allo stesso tempo, la possibilità di ottenere la prescrizione della pillola, anche se con tempi di attesa non prevedibili.



Il servizio SoS Pillola del giorno dopo

Il servizio telefonico è operativo dalla 9 alle 19 di tutti i giorni feriali e fino alle 23 nel fine settimana, inclusi i giorni festivi. Il numero da contattare per la provincia di Roma è 333 9856046.


Il sito del servizio è: http://www.vitadidonna.it/copia_di_vita_di_000008.html



(foto di spaceodissey pubblicata sotto licenza Creative Commons)



fonti:

Rapporto “SoS pillola del giorno dopo”,

cartella stampa presentazione del Rapporto “SoS pillola del giorno dopo”,

interviste a Anna Pompili e Carlo Flamigni,

indagine negli ospedali di Roma,

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2661443/, http://www.sicontraccezione.it/pubblicazioni/pdf/SICSMICimpaginazione.pdf



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L’OBIEZIONE DI COSCIENZA CHE NON ESISTE

Dopo un breve giro negli ospedali romani in cerca di medici non “obiettori” rispetto alla pillola del giorno dopo, abbiamo chiesto ad Anna Pompili, ginecologa e docente del Dipartimento di Farmacologia dell’Università “Sapienza” di Roma, di spiegarci perché il contraccettivo di emergenza venga spesso confuso con la pillola abortiva RU486

(Non esiste trascrizione del testo.)

fonte: indagine negli ospedali romani, intervista ad Anna Pompili

music by: Binärpilot (pubblicata sotto Creative Commons)

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QUANDO L’ABORTO NON E’ SOLO UNA SCELTA DELLE DONNE

Le donne sono influenzate nella scelta di interrompere una gravidanza dal rapporto che hanno col loro partner. Lo studio della New York University



Non sono solo le condizioni sociali ed economiche a indirizzare le donne verso la scelta di abortire. Anche il rapporto con il proprio partner di sesso maschile determina se e quando si decide di porre termine ad una gravidanza: è la prima volta che uno studio lo dimostra, prima di oggi si sapeva ben poco su quali fossero i fattori della vita di coppia che influenzassero come questa scelta viene presa.


La ricerca, pubblicata sul numero di Maggio-Giugno di Women’s Health Issues, è stata condotta da scienziati del Dipartimento di Nutrizione, Alimentazione e Salute Pubblica della New York University.


Lo studio, volto soprattutto ad capire che tipo di vita sociale e di coppia hanno le donne che decidono di interrompere una gravidanza, ha coinvolto 373 donne che avevano deciso di abortire nella Costa Est del continente Nord Americano. A queste è stato sottoposto un breve questionario che in una prima parte indagava le caratteristiche loro e dei loro partner, ed in una seconda chiedeva di esplicitare la percezione che quelle stesse donne avevano del supporto emotivo, finanziario e materiale che veniva loro dato all’interno delle relazioni di coppia.


Delle quasi quattrocento donne che hanno partecipato alla ricerca circa il 45% hanno preso la decisione di abortire dopo la nona settimana di gestazione, queste riportavano rispetto alle altre in media una percezione di minore supporto da parte dei loro partner; invece quelle che decidevano di abortire prima della nona settimana risultavano in media avere compagni più solidali con loro e la decisione risultava essere presa di comune accordo all’interno della coppia.


Questi risultati – hanno detto gli autori dello studio – mostrano come i fattori che influenzano una donna a prendere la decisione di interrompere la gravidanza non sono semplicemente limitati alle sue ambizioni lavorative o personali, ma dipendono anche dalle relazioni sociali e di coppia che hanno al momento della gravidanza.”



(foto di bies pubblicata sotto licenza Creative Commons)



fonte: http://www.whijournal.com/article/PIIS1049386711000284/fulltext



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FUMO PASSIVO IN GRAVIDANZA: UN QUARTO DI RISCHIO IN PIU’

Il monito dall’Università di Nottingham: il pericolo di morti intrauterine e deformazioni del feto non aumenta solo per le mamme che fumano, ma anche per quelle circondate da fumatori



Era già noto che il fumo in gravidanza aumentasse la mortalità fetale e la percentuale di problemi cardiaci o deformazioni come labbro leporino e piede equino nel nascituro. Ma da oggi sappiamo che anche le donne che non hanno il vizio della sigaretta, ma sono esposte a fumo passivo a casa o sul lavoro, mettono a rischio la salute dei loro figli. Lo studio che lo svela è stato condotto dalla Università di Nottingham e pubblicato ad Aprile sulla rivista Pediatrics.


La ricerca è stata condotta attraverso un’analisi sistematica di 19 precedenti studi portati avanti in Nord-America, Asia e Europa su campioni di donne incinte: per le future mamme che venivano esposte al fumo di dieci (o più) sigarette al giorno, la probabilità di sviluppo di malattie congenite nel feto aumentava del 13% e quella di morte intrauterina addirittura del 23% - dunque quasi di un quarto. Il numero di aborti spontanei invece non sembra essere collegato al fumo passivo.


Non è tuttavia chiaro ai ricercatori inglesi in che momento gli effetti del fumo passivo sulla prole comincino a diventare effettivi: per questo gli studiosi invitano i partner a evitare l’esposizione delle gestanti alle sostanze tossiche contenute nel tabacco non solo nelle fasi iniziali della gravidanza, ma persino prima. “Non sappiamo ancora se questo specifico fattore di rischio sia dovuto solo al fumo passivo che le donne inalano, se dipenda direttamente da problemi nello sviluppo dello sperma del padre che le tossine delle sigarette causano, o se addirittura sia collegato ad entrambe le cose – ha detto Jo Leonardi-Bee, ricercatore allo UK Centre for Tobacco Control Studies all’Università di Nottingham – già sappiamo però che in qualche modo il fumo ha ripercussioni sullo sviluppo del liquido seminale: è quindi importante che prima che una coppia provi ad avere dei figli anche i partner maschili abbandonino il vizio della sigaretta.”



(foto di eschipul pubblicata sotto licenza Creative Commons)



fonte: http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-03/uon-psi030911.php



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