L’iniziativa è di BPAS, una delle più grandi associazioni britanniche per la salute sessuale. Per ricevere gratuitamente a casa i contraccettivi di emergenza basta compilare un modulo e fare un colloquio telefonico con un’infermiera. La campagna è stata pensata in vista delle feste natalizie.
07 DIC - È una campagna che fa discutere quella messa in campo dal British Pregnancy Advisory Service (BPAS) appena prima delle vacanze di Natale: l’organizzazione di volontariato britannica, che offre consulenza alle donne su gravidanze indesiderate e aborto, in vista delle festività ha cominciato a distribuire via posta confezioni di pillola del giorno dopo a tutte le donne che lo richiedono. Le utenti devono solo compilare un modulo online e avere un colloquio via telefono con un’infermiera. La campagna, spiegano dalla BPAS, è stata messa in atto perché durante il Natale potrebbe risultare difficile reperire il farmaco in tempo utile.
La contraccezione di emergenza è infatti efficace solo entro le 72 ore dal rapporto non protetto,ma prima si assume il farmaco maggiori sono le probabilità che funzioni. Grazie all’iniziativa della BPAS, le donne inglesi potranno dunque tenere in casa il medicinale in caso di emergenza.
Le donne che vogliono ricevere gratuitamente il farmaco devono solo compilare un modulo online, e verranno in seguito contattate da un’infermiera per avere un breve colloquio telefonico, della durata di circa un quarto d’ora. In questo tempo, l’operatrice, oltre ad assicurarsi che le utenti non abbiano bisogno del farmaco immediatamente, si occupa di illustrare il funzionamento della pillola, spiegando quando prenderla e cosa aspettarsi dopo l’assunzione. Inoltre, può fornire alla donna risposte riguardo alle altre forme di contraccezione e alla salute sessuale, nonché informazioni sulle strutture che nella sua zona possono fornire assistenza. Solo a quel punto il farmaco viene inviato a casa della richiedente, insieme a preservativi e brochure informative.
“Sappiamo che le donne spesso non assumono la pillola del giorno dopo, anche in caso di rapporti sessuali non protetti”, ha spiegato Tracey Forsyth, una delle infermiere che lavora alla BPAS. “A volte possono non rendersi conto che sono ad alto rischio di gravidanze indesiderate, altre volte invece posticipano troppo la ricerca del medicinale per via del costo, o dell’imbarazzo che proverebbero se dovessero richiederla nelle strutture predisposte. Per questo, averne una confezione a casa potrebbe spingere molte donne ad usare correttamente il farmaco, entro poco tempo dall’inconveniente”.
L’iniziativa della BPAS ha subito scatenato reazioni contrastanti. Ha infatti ottenuto il plauso di molte organizzazioni che si occupano di salute sessuale, ma anche la forte condanna delle organizzazioni cosiddette pro-life. “Avere la pillola del giorno dopo in casa come una sorta di ciambella di salvataggio – hanno commentato dall’associazione Life – potrebbe spingere le donne ad avere comportamenti sessuali errati, che in altre occasioni non avrebbero. Soprattutto nei periodi di festa, in cui l’assunzione di alcol è più alta”.
Ma dalla BPAS rifiutano questo tipo di critica. “A volte sembra quasi che una donna che vuole stare tranquilla e tenere la pillola del giorno dopo da parte per le emergenze stia pianificando di comportarsi con leggerezza. E invece è tutto il contrario”, ha commentato secca Forsyth. “Essere sicure di avere a portata di mano la contraccezione di emergenza vuol dire che non si sta lasciando niente al caso. È un comportamento maturo”.
Ma il programma non ha incontrato solo le rimostranze delle associazioni pro-life. Il Secretary of State for Health, Andrew Lansley, una sorta di Ministro della Salute britannico, ha infatti commentato: “La contraccezione di emergenza, come dice il nome, dovrebbe essere appunto solo di emergenza. Piuttosto, sarebbe dunque meglio incoraggiare le donne a reperire il farmaco di persona, in modo che gli operatori possano fornire le informazioni faccia a faccia. E comunque – ha concluso Lanlsley – dovremmo spingere le donne a usare altri metodi contraccettivi, che prescindano dalle emergenze”.
Una dichiarazione che ha lasciato meravigliata Ann Furedi, direttore esecutivo di BPAS. “Migliorare l’accesso alla pillola del giorno dopo è una politica che è stata assunta da molto tempo come corretta. Essa dipende dal fatto che spesso i contraccettivi usati dalle donne non offrono una protezione al 100%”, ha spiegato Furedi. Concludendo poi: “Per noi ha senso che ogni donna possa ottenere in anticipo quello che le serve. Nessuno va in cerca di antidolorifici dopo che gli è venuto il mal di testa, tutti li hanno in casa in caso di necessità. Perché per la contraccezione dovrebbe essere diverso? Perché dovremmo aspettare che ci capiti qualche piccolo incidente col preservativo per andare a cercare la pillola del giorno dopo? Essere responsabili vuol dire prendere precauzioni in anticipo nel caso qualcosa vada storto. Con la nostra iniziativa volevamo far passare questo messaggio. Nella speranza che tutte le donne imparino ad avere cura della loro salute sessuale.”
Laura Berardi
(via Quotidiano Sanità)
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Una indagine negli ospedali romani e il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo” dell’associazione Vita di Donna Onlus forniscono dati sulla disponibilità dei contraccettivi di emergenza in Italia e in particolare a Roma
“Qui da noi ti devi sbagliare in orari prestabiliti” - questo è quello che risponde la centralinista dell’Ospedale San Giovanni di Roma quando le si chiede se lì è possibile ottenere la pillola del giorno dopo - “abbiamo solo una dottoressa non obiettrice di coscienza.”
Non sono pochi i centri clinici della Capitale che ci hanno dato risposte del genere: il Policlinico Casilino e il Policlinico Tor Vergata fanno salire a tre su dodici il conto degli ospedali pubblici romani a dichiarare la presenza di medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo al pronto soccorso e nei reparti di Ostetricia e Ginecologia (si può trovare il riassunto delle risposte che ci hanno dato nel Box in fondo alla pagina). Ma altri si spingono anche oltre, come l’Azienda Ospedaliera Fate Bene Fratelli o il Policlinico Gemelli: “Noi qui la pillola del giorno dopo non la diamo perché siamo un ospedale cattolico”, ci ha detto l’operatrice di quest’ultimo nosocomio, forse dimenticando che, essendo un centro clinico convenzionato con lo Stato Italiano, dovrebbe offrirne anche i servizi.
Quantomeno dovrebbe fornire informazioni su come e dove reperire la prestazione negata, come tra l’altro sancito dall’articolo 22 del codice deontologico dei medici. La norma regola la cosiddetta “clausola di coscienza”, cosa diversa dalla “obiezione”, che sulla pillola del giorno dopo non è applicabile poiché il farmaco è un contraccettivo di emergenza non abortivo. Un medico può rifiutarsi di prescriverla, dunque, solo se dà alla paziente tutte le informazioni possibili su come e dove reperirla e su entro quanto tempo assumerla: una regola che viene troppo spesso trascurata, fino a far parlare ad alcuni di “omissione di soccorso” nei confronti delle donne a cui viene negato l’accesso al farmaco.
Il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo”
Secondo un rapporto pubblicato ad aprile dall’associazione Vita di Donna Onlus, i dottori che negano la prescrizione del contraccettivo di emergenza nell’85% dei casi lo fanno facendo appello proprio alla clausola di coscienza, mentre nel restante 15% il rifiuto è dovuto all’assenza o alla non disponibilità del dottore nella fascia d’orario in cui avviene la richiesta: questo avviene soprattutto nei consultori, che hanno orari non sempre continuati e sono chiusi nel fine settimana.
Il rapporto “SoS Pillola del giorno dopo” si basa sui dati raccolti in un anno di attività dal servizio telefonico omonimo: il 50,9% di chi chiama per una emergenza contraccettiva (nel 75% dei casi le stesse donne e nel 25% i loro partner) lo fa perché ha ricevuto una risposta negativa da un medico; con la telefonata all’associazione Vita di Donna Onlus chi vuole può essere messo in contatto con la rete operativa di circa 100 dottori in tutta Italia – di cui 50 solo a Roma – che fornisce la prescrizione per il farmaco.
Roma, Capitale dei problemi
La situazione della Capitale in particolare non sembra essere rosea: i consultori pubblici spesso sono poco conosciuti e possono contare sulla presenza di personale medico solo in alcuni giorni – sempre feriali – e in alcune fasce orarie.
Ma riguardo all’accesso alla pillola del giorno dopo, il quadro più preoccupante è quello che riguarda gli ospedali, dove le donne devono spesso affrontare operatori poco disponibili, turni di lavoro di soli medici “obiettori” e talvolta addirittura indicazioni amministrative che vietano tout court la prescrizione della contraccezione di emergenza.
Da una nostra piccola indagine risultano infatti dati allarmanti: sui 12 pronto soccorso di ospedali pubblici o convenzionati presi in considerazione nel Comune di Roma, sono solo 6 quelli che prescrivono la pillola del giorno dopo senza problemi; in altri tre si rilevano invece intere giornate in cui sono presenti solo medici che dichiarano di fare ricorso alla clausola di coscienza.
Dei restanti tre, che non prescrivono la pillola del giorno dopo in nessun caso, due si “giustificano” – a fronte delle insistenze – rispondendo di essere ospedali cattolici e non fornendo ulteriori informazioni ai richiedenti.
Il perché del rifiuto
Se si chiede agli esperti perché ci siano tanti dottori che non prescrivono la contraccezione di emergenza le risposte sono molteplici.
Qualcuno pensa che il problema sia solo di disinformazione. “Si riscontra una scarsa conoscenza, prima di tutto tra gli stessi medici, sia del meccanismo di azione che della sicurezza del farmaco, o per esempio del fatto che per la prescrizione della pillola del giorno dopo l’obiezione di coscienza non ha fondamento” - ha detto Vincenzo Spinelli, direttore sanitario dei consultori Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica).
Altri invece leggono motivazioni più ideologiche, come per esempio Carlo Flamigni, docente in Clinica Ostetrica e Ginecologica e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, e Anna Pompili, ginecologa e docente della Scuola di specializzazione in Farmacologia dell’Università “Sapienza” di Roma, autori del libro “La contraccezione”, pubblicato a gennaio da L’Asino d’oro.
Quando gli abbiamo chiesto di spiegare le motivazioni che spingono i medici a non prescrivere la pillola del giorno dopo, Flamigni ci ha infatti risposto: “Il farmaco non solo non interrompe una eventuale gravidanza in atto, ma non interferisce nemmeno sul destino di un ovulo fecondato, cosa che per alcuni è equiparabile ad un aborto. Nonostante questo, la casa farmaceutica che produce il Levonorgestrel, principio attivo del farmaco, ha inserito nel bugiardino del medicinale una sorta di confessione che la pillola possa essere abortiva. Successivamente, quando sono state portate le prove della “innocenza” morale della pillola (con ricerche eseguite presso il Karolinska Institut di Stoccolma) la casa farmaceutica ha ignorato le richieste di modificare il foglietto illustrativo. Immagino quindi che ci siano ragioni economiche o problemi di pressioni da parte di poteri forti, di cui il più efficace è sicuramente la Chiesa Cattolica”.
Ma il motivo non è solo questo. “Nel caso dell’aborto uno dei motivi per cui i medici ricorrono all’obiezione di coscienza è che altrimenti spesso hanno difficoltà a fare carriera – ha aggiunto Anna Pompili – anche nel caso della contraccezione di emergenza la situazione è simile: ho molti colleghi che mi chiedono di prescrivere il farmaco per non doversi esporre.”
Molte ricerche da tutto il mondo assicurano che il farmaco non sia pericoloso. Addirittura uno studio internazionale, portato avanti dall’Università di Princeton e dall’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese e pubblicato nel marzo 2009 sull’American Journal of Public Health, riporta che le donne che sono ricorse alla contraccezione di emergenza abbiano in media poi fatto più attenzione alla loro salute riproduttiva, passando nel 20% dei casi a metodi anticoncezionali più sicuri di quelli utilizzati in precedenza.
Purtroppo sembra che su questo tipo cambiamento culturale, come su altre cose, in Italia ci sia ancora da aspettare.

(foto di boliston pubblicata sotto licenza Creative Commons)
BOX
L’indagine nel dettaglio
Il Policlinico Gemelli, l’ospedale S.Pietro Fate Bene Fratelli e il CTO di Garbatella non prescrivono la pillola del giorno dopo: i primi due con motivazioni ideologiche di natura religiosa, l’ultimo non ha voluto fornire motivazioni per il rifiuto.
I pronto soccorso degli ospedali Policlinico Umberto I, San Filippo Neri, San Camillo Forlanini, S.Eugenio, Pertini e S.Andrea prescrivono la pillola dietro pagamento del ticket di 25 euro.
Negli ospedali S.Giovanni, Policlinico Casilino e Policlinico Tor Vergata si segnala la presenza di obiettori ma, allo stesso tempo, la possibilità di ottenere la prescrizione della pillola, anche se con tempi di attesa non prevedibili.
Il servizio SoS Pillola del giorno dopo
Il servizio telefonico è operativo dalla 9 alle 19 di tutti i giorni feriali e fino alle 23 nel fine settimana, inclusi i giorni festivi. Il numero da contattare per la provincia di Roma è 333 9856046.
Il sito del servizio è: http://www.vitadidonna.it/copia_di_vita_di_000008.html

(foto di spaceodissey pubblicata sotto licenza Creative Commons)
fonti:
Rapporto “SoS pillola del giorno dopo”,
cartella stampa presentazione del Rapporto “SoS pillola del giorno dopo”,
interviste a Anna Pompili e Carlo Flamigni,
indagine negli ospedali di Roma,
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2661443/, http://www.sicontraccezione.it/pubblicazioni/pdf/SICSMICimpaginazione.pdf
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